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Fiore di ZuccheroPasticceria artigianale a Bologna
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Dentro la stanza con il forno

Il laboratorio non è grande: un piano di marmo, un’impastatrice, un forno a quattro teglie, due frigoriferi e un lavandino. Tutto quello che compare in vetrina nasce lì, in quell’ordine di metri quadri.

Come nasce un vassoio

Il lavoro comincia quando la strada è ancora vuota. Si accende il forno, si tira fuori dal freddo la sfoglia preparata il giorno prima e si controlla com’è cresciuto il lievitato nella notte: se ha preso troppa aria bisogna sbrigarsi, se è indietro conviene aspettare ancora mezz’ora e cominciare da qualcos’altro. Questa lettura a occhio è la parte che non si può scrivere in una ricetta, perché dipende dal freddo di quella notte e dall’umidità di quella settimana.

Il marmo è il pezzo più importante della stanza. Resta freddo anche quando il forno è acceso da ore, e questo permette di stendere la sfoglia senza che il burro esca dalle pieghe. Ci si lavora in piedi, con le mani infarinate, spostando l’impasto avanti e indietro con il mattarello in movimenti corti. Se ci si ferma a pensare troppo, l’impasto si scalda e il lavoro è da rifare.

Nel pomeriggio il ritmo cambia. Si lavano le teglie, si pesano gli ingredienti per il giorno dopo, si preparano le creme che devono raffreddare tutta la notte. È il momento in cui si scrive sul quaderno quanto è stato venduto e quanto è avanzato, perché quel numero decide le quantità dell’indomani. Poi si spegne, si chiude la porta a vetri e la stanza resta al buio fino alle quattro.

Teglie estratte dal forno e appoggiate sulla griglia di raffreddamentoTeglie estratte dal forno e appoggiate sulla griglia di raffreddamento

Come nasce un vassoio

Dal sacco di farina alla scatola

Cinque passaggi che si ripetono ogni giorno nello stesso ordine, perché è l’ordine che tiene insieme una giornata di lavoro.

  1. Il lievito

    Viene rinfrescato due volte al giorno, mattina e sera, con farina e acqua nella stessa proporzione di sempre. Se odora di aceto ha avuto troppo caldo e va sistemato prima di usarlo. È l’unica cosa del laboratorio che non va mai in vacanza.

  2. Il burro

    Si usa burro di panna, tagliato a lastre e battuto fino a renderlo plastico ma ancora freddo. La margarina non entra in questa stanza, e non è una questione di ideologia: con la margarina la sfoglia viene più regolare, ma il sapore in bocca scompare in due secondi.

  3. Le pieghe

    Tre giri di pieghe con riposo al freddo fra l’uno e l’altro. Ogni giro moltiplica gli strati, e alla fine sono abbastanza da vedersi controluce sul bordo del cornetto tagliato. È un lavoro noioso che non si può accelerare.

  4. La cottura

    Forno caldo per i primi minuti, poi si abbassa. I cornetti gonfiano subito e poi si colorano piano; le crostate vogliono l’opposto, calore costante e più tempo. Le teglie si girano a metà cottura, perché nessun forno scalda davvero in modo uniforme.

  5. Il raffreddamento

    Tutto esce su una griglia, mai su un piano chiuso: sotto deve passare l’aria, altrimenti il vapore rimane intrappolato e il fondo diventa molle. Si aspetta che il calore se ne vada prima di farcire, e questa attesa è il motivo per cui la seconda infornata arriva in banco a metà mattina.

Prima accensioneverso le quattro del mattino, forno e impastatrice insieme
Riposo della sfogliaventiquattro ore al freddo, tre giri di pieghe
Infornatedue al giorno, la seconda verso metà mattina
Lievito madrerinfrescato due volte al giorno, senza eccezioni
Fruttacomprata al mercato e tagliata nella stessa giornata
Invendutonon torna in vetrina il giorno dopo, mai
Impasto steso sul marmo infarinato, con il mattarello appoggiato di lato
Teglie estratte dal forno e appoggiate sulla griglia di raffreddamento

Domande che arrivano al banco

Le risposte che do ogni giorno

No, e preferisco dirlo chiaramente. In laboratorio si lavora farina di grano tutti i giorni, sullo stesso marmo e nello stesso forno, quindi non posso garantire nessun dolce adatto a chi è celiaco. Chi ha bisogno di un prodotto sicuro deve rivolgersi a un laboratorio dedicato.

Ogni dolce ha il suo cartellino con gli ingredienti principali, e se serve apro il quaderno delle ricette al banco. Frutta secca, uova, latte e glutine convivono nella stessa stanza, quindi le tracce sono possibili anche dove non sono previste. Se l’allergia è seria, dico di no invece di rischiare.

Due giorni per le torte piccole, tre per quelle medie e una settimana per quelle da venti fette in su. Nei fine settimana di primavera e nei giorni di festa l’agenda si riempie prima, quindi conviene chiamare con più anticipo. Se c’è spazio, a volte riesco a fare una torta semplice anche per il giorno dopo.

Perché seguono la frutta. Le fragole durano poche settimane, le pesche finiscono a fine estate, i fichi ancora prima. Quando una frutta non è più buona quel dolce esce dal banco e torna l’anno seguente, senza sostituti surgelati.

Da martedì a venerdì dalle sette alle diciannove e trenta, il sabato e la domenica dalle sette e trenta alle diciannove. Il lunedì è chiuso, perché serve un giorno per le pulizie a fondo e per riposare. Nei giorni di festa l’orario si accorcia e viene scritto sulla porta con qualche giorno di anticipo.

Sì, si paga in contanti oppure con carta e con il telefono, anche per un caffè. Non ci sono importi minimi e non si applica nessun sovrapprezzo. Per le torte su ordinazione il pagamento avviene tutto al ritiro, senza caparra.

La torta viene chiusa in una scatola rigida e appoggiata in piano, mai inclinata: il posto giusto in macchina è il pavimento davanti al sedile, non il sedile stesso. D’estate conviene fare il viaggio più corto possibile e tenere l’aria fresca accesa. Arrivati a destinazione, si mette in frigorifero e si tira fuori una mezz’ora prima di servirla.

Si telefona oppure si passa in negozio, si dice per quante persone e per quale giorno, e insieme si sceglie la farcitura fra quelle possibili in quel periodo. Chi preferisce scrivere può usare il modulo di questo sito, indicando il giorno del ritiro e un numero di telefono. Richiamo io per confermare, perché un ordine non è mai davvero preso finché non ci si è parlati.

Mani che riempiono un bignè con il sac à poche, sopra un vassoio di carta

Passa quando il forno è ancora caldo

Il banco è pieno la mattina presto e si rifà a metà mattina. Per una torta, invece, basta una telefonata qualche giorno prima: si decide insieme la misura e la farcitura, senza formule fisse e senza anticipo.