Vai al contenuto
Fiore di ZuccheroPasticceria artigianale a Bologna
Contatti

Chi c’è dietro il banco

Scrivo in prima persona perché dietro questo banco c’è una persona sola, e sembrava scorretto usare il plurale per far sembrare l’attività più grande di quella che è.

Mani che riempiono un bignè con il sac à poche, sopra un vassoio di carta

Ho imparato a impastare guardando qualcuno che lo faceva ogni giorno senza spiegare quasi niente. Si capiva dal rumore: quando l’impasto smetteva di battere contro le pareti della vasca ed era pronto, quando la sfoglia cominciava a resistere e bisognava lasciarla riposare. Ho passato anni a ripetere gli stessi gesti prima di sentirmi sicuro, e ci sono ancora mattine in cui la sfoglia viene meno bene e lo so prima di infornare.

Ho aperto qui perché la via è stretta e tranquilla, e perché il locale aveva già il pavimento giusto e una stanza sul retro abbastanza fredda per il marmo. Non ho cercato una posizione di passaggio: chi entra di solito ci arriva apposta, magari perché abita due portoni più in là o perché qualcuno gli ha detto di provare il cornetto. Questo cambia il modo di lavorare, perché significa vedere spesso le stesse facce e non poter barare.

La parte che mi piace di meno è la contabilità della sera, quella che mi piace di più è il momento in cui si apre il forno. La parte più difficile, invece, è dire di no. Dire che una torta per domani non si può fare, che il dolce senza glutine qui non esiste, che a gennaio le fragole non ci sono. Ogni no costa una vendita, ma un sì detto per compiacenza costa molto di più.

Non ho un piano per diventare qualcosa di diverso. Mi interessa che il cornetto di mercoledì sia buono quanto quello di sabato, che chi ordina una torta la trovi pronta all’ora giusta e che la stanza dietro la porta a vetri resti quella che si vede adesso. Se un giorno cambierà, lo si vedrà dal banco prima che da un annuncio.

Tre cose da sapere

Dire le cose come stanno

Se un dolce è del giorno prima, lo dico e lo tolgo. Se una farcitura non regge il viaggio in treno, lo dico prima di venderla. È meno comodo di un sorriso generico, ma dopo qualche anno è l’unica cosa che resta.

Comprare poco e spesso

La dispensa è piccola e resta volutamente vuota. Meglio andare al mercato più volte alla settimana che tenere casse di frutta in attesa. Lo stesso vale per la farina: si finisce il sacco e se ne apre uno nuovo.

Lavorare con le mani

Le macchine qui sono due, e servono a impastare e a cuocere. Tutto il resto, dalle pieghe alla decorazione, passa dalle mani. Non è una scelta romantica: su queste quantità, a mano si fa prima e viene meglio.

Nota

Cosa questo posto non è

  • Non è un bar: non ci sono aperitivi, non c’è la televisione accesa e non si fanno panini a pranzo. Si beve un caffè in piedi e si mangia un dolce, punto.
  • Non è una catena e non è il primo negozio di una catena. Non esiste un secondo indirizzo, né in città né altrove, e non è previsto che ne nasca uno.
  • Non c’è consegna a domicilio e non si trova su nessuna applicazione di ordinazione. Le torte e i vassoi si ritirano qui, perché fuori da questa porta non posso più garantire come viaggiano.
  • Non c’è nessuna società dietro il sito: l’attività è gestita da una persona fisica, che è la stessa che accende il forno e che risponde al telefono.
Angolo con due tavolini di legno e sedie, vicino alla finestra della bottegaAngolo con due tavolini di legno e sedie, vicino alla finestra della bottega
Pistacchi, pezzi di cioccolato e limoni interi appoggiati sul marmo chiaro

Passa quando il forno è ancora caldo

Il banco è pieno la mattina presto e si rifà a metà mattina. Per una torta, invece, basta una telefonata qualche giorno prima: si decide insieme la misura e la farcitura, senza formule fisse e senza anticipo.